Spinelli, Angelo (1863-1933)
Compositor Italiano
Bio
Es autor de un

Requiem
1931
Para coro masculino y orquesta
Info
Una breve nota sul Requiem di Angelo Spinelli

Non abbiamo molte notizie  su Angelo Spinelli (1863-1933), compositore che operò a Lucca a cavallo tra il XIX e XX secolo. Era ufficialmente organista della Cappella Comunale (1902), diretta da Carlo Giorgi e successivamente (1910) da Gaetano Luporini.- La Cappella fu poi soppressa negli anni tra il 1924 e 1928, ma alcune testimonianze sembrano dirci che qualcosa sopravvisse e, fondata assieme ad altri la Cappella S. Cecilia nel 1929, Angelo Spinelli ebbe compito anche di direttore, oltre che di organista, in un periodo estremamente denso di cambiamenti nel panorama musicale della nostra città..
Di lui rimangono attualmente questa Messa da Requiem (1931),  un’altra Messa “per la Festa di S. Croce” ed  esistono poi inni, salmi, canti e trascrizioni varie da lui stesso realizzate, che oggi si trovano nell’archivio della Cappella “Santa Cecilia”.
La Messa da Requiem è un capolavoro che rappresenta una testimonianza preziosa dell’alto valore e del livello di qualità e raffinatezza, dal punto di vista dell’arte compositiva, che permeava l’ambiente musicale lucchese agli inizi del 900.
Infatti, in maniera indiretta, la composizione dà ragione della genialità e della fortuna di quei grandi Maestri lucchesi, le cui musiche ebbero successo a livello mondiale e  che, alla fine, ci rimandano ad un ambiente  di grande sensibilità musicale; come dire, che se un Giacomo Puccini ha trovato la sua fortuna fuori da Lucca, rimane comunque fondamentale il suo ambiente d’origine, per l’ispirazione, la concezione poetica, la profondità delle basi musicali, che poi hanno consentito di apportare quegli elementi innovativi, che egli ha saputo esprimere attraverso la sua opera.
Questa Messa ha una sua storia singolare: era molto utilizzata nell’ambiente musicale del Seminario arcivescovile diocesano, soprattutto nel periodo  precedente al concilio Vaticano II: composta per un organico vocale di due voci virili è stata cantata in molte occasioni.
E’ rimasta poi, sotto la spinta di Maggini, quale elemento prezioso del repertorio tradizionale della Cappella “Santa Cecilia”, il coro della Cattedrale di Lucca e, da moltissimi anni, cantata, fin dai tempi in cui il coro era composto da sole voci maschili, in tutte quelle occasioni in cui si è celebrata la dipartita di qualche amico, o ancora di altre persone giunte alla fine del loro cammino terreno. L’insistenza di Maggini nel riproporre questa Messa da Requiem è significativa riguardo l’alto valore che egli stesso le attribuiva.
La musica segue profondamente il testo: la teoria degli affetti tanto cara ai musicisti dell’epoca barocca appare qui perfettamente e profondamente assimilata e sviluppata. Spinelli  si esprime dando la sensazione di una intensa interiorità, con momenti di carattere molto intimo, ma anche altri, in cui esprime grande drammaticità, come per es. nel “Libera me Domine”, dove la venuta ed il giudizio finale del Signore suscitano una preghiera, che rappresenta quasi un grido straziante (“Quando coeli movendi sunt …”), che poi  rientra, quasi ripiega su se stesso, nel successivo “Dum veneris iudicare sæculum per ignem “.
L’atmosfera è cupa, talvolta misteriosa, quasi di stampo romantico; non mancano momenti di “apertura” e di profonda dolcezza [ad esempio nel “Recordare Jesu pie”, splendido momento, affidato alla voce del tenore, o nel “Bone Jesu”, dove le due voci sembrano sgorgare da un’ intensa commozione e partecipazione; o ancora, nella parte finale del Sanctus e del Benedictus (Hosanna), dove il passaggio dal modo minore al maggiore nell’”excelsis” finale,  genera un’ apertura luminosa, con un espediente musicale semplice, ma efficace ed esprime, senza dubbio, la speranza verso la promessa della vita eterna ed il desiderio di condividerla con Dio “nell’alto dei cieli”, cioè nel luogo ove Egli, secondo la millenaria tradizione biblica, risiede].
Tutta questa Messa però, in ogni sua parte, può essere interpretata con questa chiave di lettura, che gioca su un contrasto di colori talvolta portato all’estremo: del resto non potrebbe essere altrimenti, dato che il tema è quello dell’eterna lotta tra la vita e la morte.
E’ infine interessante la condotta delle due voci: sia la parte del basso, che quella del tenore, giocano spesso attraverso soluzioni inaspettate, dove è poi ovviamente la parte strumentale (l’armonia vera e propria della composizione) a fare il resto, in una magistrale complementarietà. Spesso il basso canta con una melodia indipendente, diversa, rispetto all’effettivo basso armonico, ovvero, per intenderci, la nota più grave, sia essa affidata al contrabbasso o al pedale dell’organo; e Spinelli dà prova di una conoscenza profonda delle voci, della loro estensione specifica e delle possibili interazioni che possono generarsi tra loro, con effetti sonori particolari e senza dubbio voluti.
Sul frontespizio del manoscritto compare la dedica: in memoria dei caduti della grande guerra. La composizione, scritta sia per essere eseguita con orchestra, sia anche col solo organo, è del 1931, precedente quindi di soli due anni alla morte di questo maestro, opera senza dubbio matura, ma probabilmente anche una sorta di personale testamento musicale, scritto nella consapevolezza dell’ approssimarsi della fine del proprio viaggio.
Musica
https://www.youtube.com/watch?v=J_Du2ZOun2M